Secondo l’annuale rilevazione di ACSI, nel 2026 i prezzi delle vacanze open-air in Europa sono aumentati in modo generalmente contenuto. Il costo medio di una notte in campeggio durante l’alta stagione si attesta a 38,60 euro per una famiglia composta da due adulti e due bambini che viaggiano con caravan o camper, comprensivo di elettricità, tassa di soggiorno ed eventuali contributi ambientali. Rispetto al 2025, l’incremento medio registrato a livello europeo è del 3,7%.
I Paesi Bassi si confermano in linea con la media continentale: una famiglia di quattro persone spende mediamente 39,15 euro a notte, appena 55 centesimi in più rispetto alla media europea. L’aumento delle tariffe è del 3,3%, leggermente al di sotto della media europea.
Il CEO di ACSI, Ramon van Reine, ha elogiato la politica dei prezzi dei campeggi: “Trovo straordinario che in tutta Europa le tariffe siano aumentate solo di pochi punti percentuali. La domanda di piazzole è in crescita da anni, i costi aumentano e quasi ovunque si investe fortemente in qualità e servizi. Nonostante questo, i campeggi restano accessibili”.
Croazia, Svizzera e Slovenia le destinazioni più care
L’analisi di ACSI evidenzia tuttavia differenze significative tra le varie destinazioni. La Croazia si conferma il Paese più costoso per una vacanza in campeggio, con una spesa media superiore a 78 euro per notte. Seguono la Svizzera, con tariffe inferiori di circa 17 euro rispetto a quelle croate, e la Slovenia, dove il costo medio supera i 60 euro a notte per famiglia, nonostante un incremento molto contenuto rispetto al 2025 (+1,8%). Completano la classifica dei cinque Paesi più cari Italia e Danimarca. In Italia, in particolare, la spesa media era di 57,50 euro nel 2025 e oggi si attesta a 58,86 euro, con un aumento del 2,4%
Tra i mercati tradizionali del turismo all’aria aperta, Francia e Germania presentano prezzi leggermente superiori alla media europea, rispettivamente intorno ai 42 e ai 41 euro per notte, mentre il Belgio si mantiene sotto la soglia dei 35 euro. Sul fronte degli aumenti, il dato più marcato arriva dalla Slovacchia, dove le tariffe sono cresciute di quasi il 19% rispetto all’anno precedente. Fa eccezione la Polonia, unico Paese analizzato in cui il costo di una vacanza in campeggio risulta oggi inferiore rispetto al 2025.
Rincari legati a investimenti in servizi e sostenibilità
Se si allarga lo sguardo agli ultimi sei anni, emerge come il costo delle vacanze in campeggio sia cresciuto in modo significativo in tutta Europa. Rispetto al 2020, infatti, il prezzo medio di una notte in campeggio è aumentato di circa il 25%. Ma se in Francia, Spagna, Italia e anche Paesi Bassi, gli aumenti sono stati relativamente contenuti, la situazione è diversa in alcuni mercati che negli ultimi anni hanno investito massicciamente nel miglioramento dell’offerta.
In Norvegia, per esempio, le tariffe dei campeggi sono addirittura raddoppiate rispetto al 2020. Secondo Ramon van Reine, questo andamento è strettamente legato ai consistenti investimenti realizzati dalle strutture di fascia alta, in particolare sul fronte della sostenibilità ambientale. Interventi che richiedono risorse importanti e che, inevitabilmente, incidono sui prezzi finali applicati agli ospiti.
Ancora più evidente è il caso della Croazia, dove le tariffe sono aumentate di quasi il 70% in sei anni. Un incremento che riflette la profonda trasformazione vissuta dal settore del campeggio del Paese, con diverse strutture che hanno intrapreso un percorso di posizionamento verso segmenti di mercato più elevati, investendo in nuove infrastrutture, servizi premium e soluzioni di ospitalità di lusso.

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