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Con Open Air Next Step parte la riscossa del turismo all’aria aperta

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Tutti ne sono convinti: il turismo all’aria aperta sarà la chiave di questa stagione turistica. E per farlo diventare una delle opzioni più desiderate dalle famiglie italiane, alcuni grandi operatori hanno deciso di unire le loro forze e lanciare una forte iniziativa di comunicazione. È così nata Open Air Next Step, che sotto il patrocinio di Faita-Federcamping, Assitai e Assocamping riunisce sei grandi operatori del settore: Baia Holiday, Vacanze di Charme, Human Company, Club del Sole, Vacanze col Cuore e Crippaconcept.

Il progetto è stato presentato oggi, raccontando le dimensioni del fenomeno open air e spiegando perché in un periodo post-emergenziale come quello che stiamo per vivere i camping siano le strutture più adatte per vivere al meglio la vacanza 2020. In particolare, quelli di più alto livello e che hanno sposato il concetto di “glamping”.

Un settore che vale 3,3 miliardi

Maurizio Vianello, presidente di Faita-Federcamping, ha evidenziato come questo settore esprima 70 milioni di presenze annue che generano un volume di ricavi pari a 3,3 miliardi. Una buona fetta di questi arriva però dal turismo straniero, che non è scontato sia possibile recuperare in tempi brevi. Per questo è necessaria una duplice azione: riposizionarsi velocemente sul mercato europeo e soprattutto attrarre un pubblico italiano che sembra sempre più propenso ad abbracciare questo tipo di vacanza.

 

La professoressa Magda Antonioli, direttore di Acme – Università Bocconi e Consigliere di ENIT, ha sottolineato come si stia vivendo una “crisi epocale” che impone delle risposte univoche di filiera. In particolare, sarà importante offrire una sempre più spiccata personalizzazione dei servizi e una grande capacità di proporre opportunità “last minute”.

 

Ci sono segnali confortanti

L’attenzione deve rimanere concentrata sulle potenzialità dell’open air, dove abbiamo ampi spazi immersi nella natura”, ha detto Bruna Gallo, direttore Commerciale di Human Company. “Nella stagione 2020, siamo arrivati a fine gennaio con numeri positivi e interessanti, anche nelle prenotazioni. Poi è arrivata l’emergenza Covid-19, che nel periodo marzo/maggio ha bruciato, secondo l’Istat, il 18,5% delle presenze. Il nostro osservatorio realizzato in collaborazione con l’Istituto Piepoli ci dà segnali confortanti: il 69% delle persone intervistate dichiara di avere intenzione di andare in vacanza nei prossimi 12 mesi, il 14% in meno rispetto a una rilevazione fatta lo scorso anno. Però a oggi solo il 4% dei clienti afferma di avere cancellato la propria prenotazione per il 2020. Emerge forte il desiderio di un ritorno alla normalità e su questi numeri dobbiamo lavorare, anche perché non si guarda più all’open air come a un modo per risparmiare: il driver motivazionale è diventata la ricerca di un’esperienza quasi olistica. Il nuovo target sarà quello di turisti che finora non ci hanno approcciato, come quelli del settore crocieristico. E il turismo open air in Italia potrebbe essere un esempio da manuale, diventando una best practice per l’intero settore”.

Secondo Piergiacomo Bianchi, direttore operativo di Baia Holiday, il problema è che nella vacanza all’aria aperta il 68% dei clienti è straniero. “Avremo qualche problema a farli arrivare e quindi dobbiamo recuperare sul mercato italiano,” ha detto. “Ci sarà moltissima clientela disponibile a venire nelle nostre strutture, ma finora non siamo stati capaci di comunicare al pubblico e alle agenzie di viaggio quale tipo di prodotto siamo in grado di offrire. Mentre altre strutture si vedono costrette a rimodulare, con grande difficoltà, gli spazi, nelle nostre il distanziamento sociale è già un fattore positivo: la densità media nei campeggi italiani va da 40 a 100 metri quadri a persona. Il nostro camping più piccolo misura 15 ettari e le nostre unità abitative sono collegate non da corridoi, ma da viali alberati. Igiene, spazio e divertimento sono garantiti, ma il cliente finale non è ancora conscio di quello che siamo in grado di offrire”.

Nord Europa e Italia: desideri simili

Del resto, il concetto di campeggio si è completamente trasformato nel corso degli anni, anche sulla spinta della domanda proveniente dai clienti del Nord Europa, che inizialmente si accontentavano degli scenari naturali italiani, ma che con il tempo sono diventati più esigenti. “Le nostre si sono trasformate in strutture di lusso, evolute e moderne, perché il cliente oggi cerca anche emozione ed esperienza”, commenta Loek Van De Loo, fondatore di Vacanze col Cuore. “E noi rispondiamo con case mobili di nuova generazione e parchi molto attrezzati, con il ‘glamping’. Le nuove generazioni di Nord Europa e Italia sono molto simili, così come i loro desideri. Oggi sono tanti gli italiani della nuova generazione con bimbi piccoli che vengono volentieri nelle nostre strutture. Sono fiducioso che con questa grande campagna social riusciremo ad aprire le porte al nuovo pubblico italiano”.

Carlotta Ederle, consigliere delegato di Vacanze di Charme, conferma che la situazione è incerta e di difficile previsione, con parte della clientela straniera persa, ma anche che c’è qualche segnale positivo dal mercato interno. “Oggi vogliamo farci strada in quella parte del mercato italiano che ancora non ci conosce. Per questo ci siamo uniti, per valorizzare l’offerta open air e dare un segnale di positività agli operatori. Questo messaggio deve raggiungere giovani famiglie, millennials e ragazzi della generazione Z, con età tra 20 e 40 anni. La campagna dal titolo “Vivi Nuovi sogni, vivili Open air” partirà a fine maggio, sarà emozionale e di grande impatto e durerà otto settimane. Sicurezza, benessere e tranquillità a contatto con la natura uniti al confort saranno gli elementi fondamentali da far emergere”.

I campeggi sono i luoghi più sicuri

A sottolineare come dal punto di vista della sicurezza la vacanza all’aria aperta sia la soluzione ideale è stato Adriano D’Andrea Ricchi, consigliere delegato di Club del Sole. “Tutte le aziende di questo settore hanno standard qualitativi molto elevati e sono in grado di recepire con facilità tutti i protocolli che vengono messi a punto, molti dei quali sono in realtà già seguiti. Ambiente, prevenzione, disinfezione/sanificazione e informazione/formazione sono i quattro i pilastri su cui ci basiamo. Del resto, quello che non ci manca è lo spazio le procedure di check-in e la gestione dei servizi comuni sono già state riorganizzate. Oggi campeggi e strutture open air sono i luoghi più sicuri. Con la vacanza che a mio parere rientra ormai tra i beni essenziali, noi possiamo spingere anche sul concetto ‘green’, grazie al contatto con la natura, a uno sfruttamento dell’energia contenuto e a un consumo del territorio pari a zero”.

La conferma arriva anche da Carlo Berizzi, professore del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Pavia. “Possiamo datare la nascita del turismo all’aria aperta, soprattutto balneare, nell’Inghilterra dell’800, dove le città inquinate consigliavano soggiorni al mare. Vedo un parallelismo con la situazione attuale, dove la densità urbana è un rischio sanitario. Le strutture ricettive all’aria aperta possono fornire un’ottima risposta, non solo perché rispettano le regole, ma anche perché trasmettono sicurezza al cliente, con aree delimitate, organizzate in piazzole distribuite su grandi aree e servizi autonomi. Con Faita stiamo finalizzando un documento che conterrà indirizzi per una vacanza sicura, che potrà essere di supporto per la comunicazione con gli ospiti”.

Presto le linee guida di Faita

A breve metteremo online un vademecum per tutti gli iscritti,” ha concluso Maurizio Vianello. “C’è voluto molto tempo perché eravamo in attesa di norme di provenienza statale, ma in realtà sono nate tante linee guida quante sono le associazioni che rappresentano gli imprenditori. Oggi stiamo cercando di trasformarle in documenti unitari coinvolgendo le Regioni. Se accettassimo solo le guide nazionali predisposte dall’INAIL, prevarrebbe la responsabilità dell’imprenditore, cosa che può essere fonte di contenzioso e che preoccupa il settore”.

Se questi sono i timori, va detto invece che la fiducia per una ripresa capace di porre le basi per una crescita futura è elevata. Basterà spingere sui tasti giusti. E a questo penserà l’niziativa Open Air Next Step.

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