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Eicke Schüürmann – Leading Campings

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Com’è andata l’ultima stagione per Leading Campings?Il bilancio è positivo: è un momento in cui se sei nel business dei campeggi e sei in perdita, significa che stai sbagliando qualcosa. Tutti i nostri membri hanno avuto un’ottima stagione e, avendo visto l'affluenza al CMT di Stoccarda, è chiaro che c'è interesse per questo mercato in espansione: non ci aspettiamo nulla di meno per la stagione che verrà.Cosa state pianificando per il 2020?Abbiamo rilevato come il campeggio stia sempre più affermandosi come vera e propria impresa turistica, a dispetto della precedente “timidezza” che lo metteva in secondo piano rispetto ad altre forme di turismo. Nell’ultimo paio d’anni invece, è diventato un fenomeno di tendenza e a cui gli investitori, ora, guardano come a un’interessante forma di investimento. Una consapevolezza che arriva dalla Francia, dove ci sono grandi gruppi che acquistano campeggi: abbiamo perso 3 camping, nel 2019, perché sono stati venduti ad alcune di queste catene. Una di queste in particolare, acquista soltanto campeggi a 5 stelle, contando già 26 strutture in quattro Paesi, ma ha già annunciato di arrivare a possedere oltre 40 campeggi in Europa per la fine del 2022. Noi di Leading Campings, invece, amiamo lavorare con le imprese di carattere ancora familiare, trovando che sia più difficile lavorare insieme ai manager dei campeggi dei grandi gruppi, che restano in carica solo 2 o 3 anni, in cui non possono prendere decisioni sulla direzione da prendere. La competizione è un pungolo che ti tiene attivo e concentrato: così ci manteniamo noi, ma quello che io prevedo, è una sempre crescente concentrazione di brand nel mercato del campeggio, così come l'abbiamo vista per il mercato dei veicoli ricreazionali e degli hotel: ci sarà una parte di proprietari di campeggi che dovrà trovare la propria USP e fare qualcosa di differente e migliore, altrimenti finirà a fare una guerra di prezzi contro i grandi gruppi.Pensa che per un campeggio entrare in uno di questi grandi gruppi significhi perdere la propria identità, omologare la propria offerta?A un primo sguardo direi sì. Ma questo avverrebbe in relazione, soprattutto, ai campeggiatori abituali, normalmente i più anziani. Per le generazioni più giovani, 40-45 anni, abituate a prenotare tutto online, persino una pizza per la cena sul loro campervan, non credo che "l’anima" del campeggio sia più la priorità. Sento che sono maggiormente interessati a un alto standard di qualità dei servizi, oltre che a un valido storytelling. L’anima del campeggio è un elemento molto importante, dunque, per il campeggiatore tradizionale, ma non sono certo che lo sarà per i campeggiatori dei prossimi dieci anni.

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