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Federalberghi: “Solo il 46% degli italiani farà una vacanza, con un calo di quasi il 20%”

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Da mesi si sostiene che la vacanza 2020 sarà all’insegna del campeggio. Probabilmente questo è vero, del resto qualche segnale positivo non manca, ma è anche giusto riportare i piedi per terra e analizzare la situazione nel suo complesso. Che secondo Federalberghi non è proprio rosea. “I programmi degli italiani per l’estate 2020 mostrano le drammatiche conseguenze della pandemia,” scrive il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, commentando il risultato dell’indagine previsionale sulle vacanze degli italiani, realizzata con il supporto tecnico dell’Istituto ACS Marketing Solutions. “Solo il 46% farà una vacanza (con un calo di quasi il 20% rispetto al 2019), mentre la maggioranza (circa 32,5 milioni di persone, il 53,7% della popolazione) resterà a casa, principalmente a causa delle ristrettezze economiche, che costringono gli italiani ad una drastica riduzione della spesa”.

Dopo una primavera all’insegna del blocco totale,” prosegue Bocca, “l’estate stenta a ingranare la marcia, con segnali di ripartenza a dir poco timidi e rilevabili solo in una parte del mercato. Giugno è stato penalizzato dalle incertezze post-lockdown, luglio sta vedendo i primi movimenti degli italiani e degli stranieri, ma siamo ben lontani dai livelli degli anni passati. A complicare il quadro interviene il blocco totale di alcuni mercati che esprimono una importante capacità di spesa (americani, russi e cinesi)”.

Le imprese continuano a soffrire e a lottare,” conclude Bocca, “ma in assenza di interventi urgenti molte potrebbero non farcela. Ribadiamo dunque le misure che è indispensabile adottare se si vogliono salvare le imprese e i posti di lavoro: prorogare la cassa integrazione sino a fine anno, ridurre il cuneo fiscale per le aziende che richiamano in servizio il personale e completare le misure sull’IMU e sugli affitti, da estendere nella durata ed applicare a tutte le imprese alberghiere. Senza dimenticare che alla riapertura ci dovremo confrontare con un mercato internazionale ancor più competitivo e occorre quindi incentivare la riqualificazione delle strutture, approfittando di questo periodo in cui molte aziende sono purtroppo vuote”.

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