Si è tenuta all’Università della Sorbona, lo scorso 17 giugno, una conferenza sul tema dell’overtourism in Francia. All’evento ha partecipato anche Nicolas Dayot, presidente della Fédération Nationale de l’Hôtellerie de Plein Air (FNHPA) che ha colto l’occasione per esprimere le preoccupazioni del settore delle vacanze all’aria aperta.
Dayot ha sottolineato la necessità di affrontare il tema con equilibrio: se certamente non si può negare che il fenomeno del sovraffollamento turistico esista, dall’altro il presidente della FNHPA ha invitato a non generalizzare. I picchi di visitatori vengono raggiunti solo in alcune aree del territorio nazionale, ed è qui che si deve intervenire con azioni mirate. Interventi generalizzati, che abbiano solo lo scopo di diminuire l’affluenza dei visitatori sarebbero un boomerang per il settore spingendolo, ha avvertito Dayot, “verso una spirale di decrescita e declino”. Un rischio da evitare, dato che “la Francia ha più che mai bisogno dell’attività turistica per garantire la vita economica di molti territori”.
Il Governo francese, ha comunque ricordato Dayot, si è già mosso nella giusta direzione, alla ricerca di soluzioni moderne ed efficaci per la gestione dei flussi turistici. Lo scorso anno, infatti, Olivia Grégoire, ministro delegato del Turismo, ha lanciato un piano (elaborato in collaborazione con l’industria del Turismo) che si sviluppa su quattro assi principali: dalla comprensione del fenomeno alla misurazione del suo impatto attraverso l’analisi dei dati (in modo da poter adottare interventi su misura per ogni regione); dalla sensibilizzazione del pubblico per coinvolgerlo nelle strategie da mettere in atto all’erogazione di risorse finanziarie per dotare le aree interessate delle risorse tecniche e umane necessarie per gestire al meglio i picchi di visitatori.
In questo contesto, anche il settore dell’hôtellerie de plein air si è già mosso realizzando numerose iniziative e prendendo impegni giuridici volti a preservare i paesaggi, l’ambiente e i valori sociali.
In conclusione, Nicolas Dayot ha detto che il diritto deve essere strumento “per agevolare lo sviluppo del turismo, in coerenza con le ambizioni nazionali”. Ciò che si deve a tutti i costi evitare è che, con la scusa di limitare l’affluenza turistica, il diritto venga strumentalizzato per bloccare il miglioramento qualitativo degli stabilimenti, o addirittura per ridurre le capacità di accoglienza. “Qualsiasi iniziativa autodistruttiva va combattuta,” ha concluso Dayot.
