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Il Centro Studi Tci individua nel coronavirus la più grave minaccia per il turismo italiano

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Il Centri Studi Centro Studi del Touring Club Italiano analizza le conseguenze economiche, occupazionali e sociali dell’impatto del coronavirus sul turismo italiano per la stagione 2020.

L’analisi del Centro Studi Tci mette innanzitutto in evidenza come il turismo in Italia, negli ultimi 10 anni, abbia mostrato un trend in costante crescita, fino ad arrivare a 429 milioni di pernottamenti nel 2018. Lo studio mostra anche come il turismo domestico abbia risentito delle crisi economica del 2008 mentre in quello stesso periodo il turismo straniero in Italia segnava anche incrementi del 30%. I dati indicano anche che, dal 2017, il turismo incoming rappresenta il 50,5% del totale. Nel dettaglio, il 79% dei turisti proviene dall’Europa, con prevalenza di tedeschi che, con 59 milioni di pernottamenti, rappresentano il 27% delle presenze. Seguono Stati Uniti (14,5 milioni), Stati Uniti (14,5 milioni), Francia (14,2 milioni) e Regno Unito (14). Poi Paesi Bassi (11), Svizzera (10,7) e Austria (9,5). La Cina, con 5,3 milioni di presenze è all’undicesimo posto.

La spesa complessiva del turismo straniero si concentra per il 54% nel Nord Italia, attualmente più colpito dal coronavirus. Interviene, inoltre, il fattore stagionalità, in quanto nei Paesi stranieri, la stagione turistica non inizia con la chiusura delle scuole, come avviene in Italia. Il mese di maggio, infatti, tradizionalmente vede già numerosi arrivi dall’estero, in particolare tedeschi in occasione della Pentecoste. Sembra poco plausibile, dice il Centro Studi Tci, che la situazione sanitaria e delle misure di contrasto al virus, permettano al sistema generale turistico italiano di tornare alla normalità in tempi così brevi.

I dati che provengono dal trasporto aereo non sono, a loro volta, confortanti: la Iata, associazione che rappresenta circa il 90% delle compagnie aeree del mondo, dichiara che, a metà marzo, i traffico globale si ridimensionato perdendo il 54% dei passeggeri. In italia, in virtù della stretta delle misure sanitarie già verificatasi, il traffico di passeggeri aerei è crollato del 90%. L’impatto sul turismo italiano del mancato arrivo dei turisti che raggiungono il nostro Paese in aereo, mette in pericolo il 30% della spesa straniera e ancora non si conoscono i futuri cambiamenti nei comportamenti di viaggio degli altri turisti stranieri. (Un settore che dovrà affrontare una crisi significativa è certamente quello delle crociere, un’esperienza di viaggio che sta conoscendo, in realtà, un momento di grande espansione e fortuna. Il settore, a livello globale, oggi rappresenta ben il 28% del mercato nell’area mediterranea nel quale l’Italia ha un ruolo di primo piano: 8 dei principali porti turistici europei, infatti, sono Italiani, a partire da Civitavecchia che, con 2,4 milioni di passeggeri, è il secondo porto mediterraneo dopo Barcellona. )

Il blocco della domanda, dunque, manda in crisi il sistema turistico italiano, costituito per l’80% di piccole e medie imprese che, per la loro dimensione, non sono strutturate per affrontare finanziariamente lunghi periodi di crisi e scarsità di domanda. I servizi, dice l’analisi di Tci, non sono immagazzinabili e ogni pernottamento, visita guidata, biglietto aereo o altro servizio che resta invenduto non è più recuperabile per un’impresa. A prescindere dai tempi di ritorno alla normalità, lunghi o brevi che siano, il turismo sarà il settore che più di altri subirà l’impatto economico del coronavirus con perdite stimate dal 30 al 70%, nello scenario più pessimistico.

Sono due le linee di intervento che si delineano per il futuro: il salvataggio, sul quale il Governo italiano sta cercando di agire  con misure ci contenimento dell’emergenza, e la ripresa, ovvero come il sistema turistico italiano risponderà, una volta terminata l’emergenza sanitaria. Lo studio si interroga su come viaggiare, una pratica ormai globalizzata, cambierà nei modi e nei tempi, come cambieranno i  comportamenti degli individui rispetto al viaggio. Saremo in grado, come durante altri allarmi, per esempio quello terroristico, di modificare i nostri comportamenti e riprendere a viaggiare oppure la pandemia sconvolgerà del tutto gli schemi che conosciamo? Forse, conclude l’indagine, l’esperienza inaspettata e brutale dell’isolamento e del rallentamento globale, ci aiuterà a comprendere meglio un mondo che, fino a poche settimane fa, consideravamo immutabile e a rivedere il nostro ruolo nei sui confronti. Anche il mondo del turismo potrebbe, dunque, ritrovarsi a ragionare su approcci più etici e consapevoli.

 

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