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Siccità, i campeggi dei Pirenei Orientali firmano una Carta di impegni per preservare le risorse idriche

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Nel dipartimento francese dei Pirenei Orientali la siccità fa sempre più paura. Lo scorso anno, la difficile situazione idrica ha avuto ripercussioni anche sul turismo delle vacanze all’aria aperta, dove si è registrato un calo delle prenotazioni e alcune disdette dovute, per esempio, alla preoccupazione dei turisti di non potere utilizzare la piscina.

Per far fronte all’emergenza, i campeggi sono intervenuti con soluzioni tampone, ricorrendo ad autocisterne per rifornirsi d’acqua. Ma in vista della stagione 2024, si è giocato d’anticipo pensando a soluzioni più strutturali e predisponendo un piano d’azione che si basa su un triplice approccio: misurare i consumi, ridurli e riutilizzare il più possibile le acque grigie.

Con questi obiettivi, i campeggi del dipartimento – in collaborazione con la Federazione dell’Hôtellerie de Plein Air dell’Occitania (FHPA Oc) e con le autorità locali – hanno sottoscritto una Carta d’impegni per preservare le risorse idriche. La Carta comprende undici impegni, tra cui l’individuazione delle perdite, l’equipaggiamento delle piscine con attrezzature per il risparmio idrico, l’aumento del lavaggio a secco, la limitazione dello svuotamento delle piscine allo stretto necessario, la copertura delle piscine con teloni e la sensibilizzazione dei clienti verso un uso parsimonioso dell’acqua.

È importante sottolineare che la Carta coinvolge in questi impegni non solo la struttura stessa, ma anche tutti i suoi stakeholder – fornitori, dipendenti e clienti – nella consapevolezza che solo un’azione comune e coordinata può portare a risultati concreti.

Standardizzare le buone pratiche

L’impegno non è comunque nuovo ai campeggi dei Pirenei Orientali, da tempo impegnati, individualmente, nell’adottare soluzioni efficaci per il risparmio dell’acqua, tanto è vero che il loro consumo è di 1,7 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, appena l’1% del consumo annuale del dipartimento.

Ora, però, ci si muove insieme per intensificare e standardizzare le buone pratiche. Come quella già adottata da alcune strutture per il riutilizzo delle acque grigie, che prevede il collegamento dei sistemi di recupero delle acque dei blocchi sanitari o dell’acqua della piscina con dei teloni di stoccaggio flessibili per l’irrigazione o l’antincendio. Un’altra buona pratica da diffondere riguarda invece il recupero dell’acqua di lavaggio delle piscine, con l’obiettivo di reimmetterla nelle vasche in un circuito interno.

L’impegno è grande ma assolutamente necessario per permettere all’industria turistica open air di adattarsi alle condizioni di stress idrico, garantendo l’uso dell’acqua per lo svolgimento delle attività del settore e allontanando così le preoccupazioni dei viaggiatori.

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