In Spagna c’è forte preoccupazione per la prossima entrata in vigore (prevista prima per il 1° ottobre e poi rinviata al 2 dicembre) di una nuova normativa che prevede la registrazione dei viaggiatori nei campeggi e in altre strutture turistiche. Tra poche settimane sarà infatti operativa l’ultima proroga del Real Decreto 933/2021 del 26 ottobre, che impone ai sottosettori del turismo (alloggi, autonoleggi, agenzie di viaggi, piattaforme di intermediazione, campeggi, appartamenti turistici, ecc.) di fornire alcuni dati dei propri clienti.
Ma, come denuncia la Federazione Spagnola dei Campeggi (FEEC), non c’è chiarezza su quali dati fornire e con quali modalità inviarli (punti che avrebbero dovuto essere specificati in un’ordinanza ministeriale che a oggi non è stata pubblicata). Per la federazione che rappresenta i campeggi spagnoli, la mancanza di chiarezza ha generato una grande confusione generale che rende impossibile automatizzare il processo di raccolta e invio dei dati. Adeguarsi ai nuovi obblighi in questa situazione di incertezza, sostiene la FEEC, comporterebbe un lavoro manuale aggiuntivo e sproporzionato per i campeggi.
In una nota, la FEEC denuncia il caos che il settore sta vivendo in questi giorni: “I campeggi, che hanno sempre collaborato con le forze dell’ordine, si sono trovati di fronte alla sorpresa di dover fornire dati non ufficiali, che non appaiono su alcun documento dei viaggiatori (carta d’identità o passaporto), come metodo di pagamento, numeri di carte di credito, numero di cellulare e domicilio. Come la FEEC ha sottolineato più volte negli ultimi mesi, ciò rende impossibile inviare i dati in modo automatizzato, obbligando alla registrazione e all’invio manuale, con il conseguente aumento degli errori e di un lavoro sproporzionato per chi deve fornire queste informazioni”.
FEEC e CEHAT chiedono la revisione della normativa
La FEEC si è dunque unita all’iniziativa della Confederación Española de Hoteles y Alojamientos Turísticos (CEHAT), che si è rivolta ai ministeri del Turismo e dell’Interno, alla Direzione Generale della Polizia e alla Guardia Civil con l’obiettivo di ottenere una revisione e un adeguamento della normativa.
Le preoccupazioni espresse dalla FEEC e dalla CEHAT (che insieme rappresentano oltre 16.000 strutture con un totale di 1.800.000 posti letto in tutta la Spagna) riguardano diversi punti del Real Decreto, a partire dalla sua incompatibilità con la normativa dell’Unione Europea. Come indicato dalla Commissione Europea e dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella Sentenza C-817/19, le misure di trattamento massivo dei dati personali previste dal Real Decreto violano le normative comunitarie in materia di protezione dei dati e privacy.
In secondo luogo, si denunciano l’incertezza giuridica e l’impossibilità di conformità: il Real Decreto manca infatti della chiarezza necessaria per evitare vuoti legali, creando incertezza giuridica. Le aziende devono affrontare notevoli difficoltà nell’ottenere i dati richiesti, esponendosi a sanzioni significative. L’applicazione della nuova normativa, inoltre, porrebbe le aziende spagnole in una situazione di svantaggio competitivo rispetto ai concorrenti di altri paesi dell’UE non soggetti a normative simili, con un danno per il settore turistico spagnolo.
E ancora, si denuncia una situazione di inadeguatezza tecnologica delle aziende che, per conformarsi agli nuovi obblighi di registrazione e comunicazione, si esporrebbero ad un aumento del rischio operativo. Infine, le nuove richieste di registrazione e identificazione comporterebbero un sovraccarico amministrativo sproporzionato, soprattutto per le piccole e medie imprese, che costituiscono il 95% del settore turistico.
Critiche puntuali che attendono adesso una chiara risposta da parte del Governo spagnolo. Senza adeguate modifiche al Real Decreto prima della sua entrata in vigore – avvertono i campeggi – sarà impossibile rispettare la normativa, compromettendo anche la qualità dei dati a disposizione delle forze di sicurezza per prevenire crimini e terrorismo.
Preoccupazioni in tutta Europa
Il tema è talmente delicato, e con possibili ripercussioni anche fuori dai confini della Spagna, che le preoccupazioni delle associazioni turistiche spagnole sono condivise anche a livello europeo. Anzi, per la prima volta si assiste ad una presa di posizione comune tra diverse associazioni turistiche europee contro la legislazione di un paese.
Con una lettera – accompagnata da una dettagliata disamina giuridica del contestato decreto spagnolo) – indirizzata a diverse autorità spagnole, le associazioni imprenditoriali turistiche europee – l’Associazione Europea degli Agenti di Viaggio e dei Tour Operator (ECTAA), l’Associazione Europea del Turismo (ETOA), la Federazione Europea del Turismo Rurale (RURALTOUR) e l’associazione europea che rappresenta hotel, ristoranti, bar e caffetterie nell’Unione Europea (HOTREC) – hanno espresso la loro preoccupazione e opposizione all’imminente entrata in vigore del Real Decreto 933/2021.
Nella lettera si denuncia l’impossibilità di rispettare i requisiti imposti dalla normativa, sottolineando tra l’altro che “il decreto imporrà un carico amministrativo e costi aggiuntivi significativi e non necessari alle imprese, aumentando di fatto il prezzo delle vacanze in un mercato altamente competitivo”.
Photo by Rodrigo Salomón Cañas

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