Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone Persone

Thomas Daddi – PuntAla Camp & Resort

single-image

Abbiamo incontrato Thomas Daddi, Amministratore Unico di Campeggio Puntala srl (PuntAla Camp & Resort). Poco più che quarantenne e laureato in economia e commercio, Daddi ci ha accolto nel suo ufficio vista mare, all’interno del prestigioso campeggio 4 stelle che si sviluppa su 30 ettari, con 500 piazzole e circa 200 mobile home. L’attività è stata avviata dai nonni negli anni ’50 e si è sviluppata progressivamente fino all’entrata del padre nel 1972 e poi dello stesso Thomas nel 2002.

Camping Business: com’è andata la stagione, quali le difficoltà e qual è il mix di clientela in questo 2020.
Thomas Daddi: il cliente estero, che per noi normalmente incide per il 25%, quest’anno ha inciso soltanto per il 5%. Abbiamo subito un calo dell’80% sul turismo straniero. La prima grande difficoltà è stata sopperire con i mesi di luglio e agosto a una stagione che, altrimenti sarebbe stata lunga 4 o 5 mesi. La mancanza di conoscenza e informazione su quale fosse la situazione in divenire ha portato cautela e incertezze negli investimenti di tutti gli imprenditori del settore. Abbiamo dovuto scegliere quali attività mantenere e quali no. Per esempio quest’anno non abbiamo aperto la scuola di vela. Abbiamo ridotto del 30% gli investimenti e il personale sugli altri servizi interni. Ma anche con un organico ridotto e sempre sotto pressione, abbiamo garantito servizi e professionalità. I risultati, grazie al mese di agosto, sono migliori delle previsioni e a settembre ci aspettiamo qualche sorpresa, sia dal mercato italiano sia da quello straniero. Speriamo di poter contenere le perdite entro il 30%. A ottobre, a differenza del passato, quest’anno chiuderemo per avere un mese in più per prepararci alla prossima stagione con i lavori di ristrutturazione del campeggio.

Camping Business: Quali rinnovamenti avete in programma?
Thomas Daddi: Abbiamo ricevuto i permessi di ristrutturazione dei servizi igienici e quest’anno procederemo anche su quello. Abbiamo anche ricevuto degli aiuti finanziari dal fondo di garanzia delle pmi, grazie all’emergenza Covid, che investiremo nel rinnovamento di molte parti obsolete della struttura. E rinnoveremo alcune delle casette più vecchie sostituendole con nuove strutture realizzate da noi con aziende italiane.

Camping Business: Il vostro campeggio è rimasto in un limbo normativo fino al 2016 quando è stato finalmente approvato il vostro piano urbanistico. Cosa cambia ora?
Thomas Daddi: È stato un percorso molto lungo. Dopo quasi quarant’anni dalla sua nascita abbiamo ottenuto la definitiva destinazione d’uso a campeggio nel 2007. Ma questa condizionava la prosecuzione dell’attività ricettiva all’approvazione di un piano urbanistico conforme alla conservazione del soprassuolo, delle specie animali e delle loro abitudini selvatiche. Quindi assenza di recinzioni, l’individuazione di un corridoio biotico nel quale gli animali possono transitare lungo la costa. È in progetto di eliminare dall’area anche ogni passaggio antropico grazie a passerelle e sopraelevate. Il progetto generale di sviluppo, comunque, tiene sempre in prima istanza il rispetto del parco naturale.  Poi ci sono interessi di natura idraulica con gli eventi alluvionali che hanno interessato Liguria e Toscana, che hanno portato tempi nei quali era sempre più difficile realizzare qualsiasi opera edilizia e urbanistica nelle zone soggette a rischio. Nel settembre 2016 è arrivata, finalmente, l’approvazione per le nostre opere. Ora la struttura è perfettamente  legittima e abbiamo finalmente gli strumenti urbanistici per investire.

Camping Business: Se questa autorizzazione non fosse arrivata, avevate pensato a un Piano “B”?
Thomas Daddi
: Già mio padre aveva investito per acquisire delle aree, nella seconda fascia costiera, sulle quali spostare l’attività, se su quelle costiere, non ci fossero stati rinnovati i permessi. Come accadde al camping la Torraccia, che ha dato vita al campeggio Albatros, dato in compensazione per la chiusura sulla fascia costiera. Nella nostra valle, molto stretta, difficile da convertire in qualcosa di diverso dall’agricolo, si è, invece, adottata la filosofia secondo la quale, dal momento che il territorio era già stato occupato, di valorizzare questa presenza ma sotto le giuste regolamentazioni. Oggi la stessa amministrazione riconosce, grazie anche solo alle riprese aeree, che le aree costiere occupate da attività private sono più verdi e rigogliose della media, ben curate e mantenute. Anche solo l’individuazione di un patogeno sulle piante, in area privata, viene immediatamente gestita perché la semplice ombra è parte del prodotto dell’impresa! Questo non avviene su un terreno che non ha degli aspetti economici dietro di sé. Il pubblico ha verificato e compreso che il territorio in mano ai privati viene valorizzato.

Camping Business: Anche nel vostro territorio ci sono rapporti non sempre facili con il settore dell’ospitalità alberghiera. Lei cosa pensa?
Thomas Daddi: Non è corretto affermare che un campeggio possa offrire un’alternativa completa all’albergatoria tradizionale. Le strutture ricettive che noi mettiamo a disposizione degli ospiti sono temporanee, allestite con spese di impianto importanti perché solo attraverso la temporaneità si può garantire il rispetto ambientale. Un albergo tradizionale ha un largo footprint, consuma molto suolo e risorse, stravolgendo un’area naturale. Le strutture temporanee non comportano questo e il merito dei campeggi è aver mantenuto questo approccio.

Camping Business: Tra gli investimenti lei ha citato la realizzazione e produzione in house di nuove case mobili. Ci può dire di più?
Thomas Daddi: Abbiamo già realizzato un nucleo di dieci mobile home, prima di dover interrompere i lavori a causa della pandemia. Abbiamo in progetto di realizzarne altre 20 nel prossimo inverno. Collaboriamo con uno studio di Firenze con il quale abbiamo rapporti da 10 anni. Lo sviluppo futuro prevede due tipologie: la casetta con accesso su lato lungo con grande veranda e la tipologia con ingresso su lato corto, che si inserisce nelle nicchie una volta riservata a camper e caravan. Le case sono sviluppate su un modello “shotgun” o a vagone di treno, nelle quali, come un cowboy della prateria, possiamo tenere d’occhio fronte e retro! Le case sono dette passive e la temperatura si mantiene costante nelle 24 ore. La trasmittanza termica, dunque, il ritardo della restituzione del caldo del giorno verso la notte e il processo contrario assicurano questa costante. Nell’ultima serie di casette abbiamo introdotto un progetto pilota, in collaborazione con BTicino, di domotica. Abbiamo varie tecnologie che si interfacciano con la casa Rfid e bluetooh. Tutti i sistemi controllano l’apertura della casa, la climatizzazione da remoto e tutti i servizi. Il cliente ha il massimo comfort e noi possiamo monitorare l’efficienza di ogni servizio della casa. Altre innovazioni sono l’introduzione dei piani a induzione in tutte le case come norma antincendio. Un’innovazione che assorbe molta energia e porta il consumo medio delle case intorno ai 7-8 kw. Abbiamo dovuto, perciò, costruire due nuove cabine elettriche adatte a supportare i carichi. Abbiamo anche avviato una nostra impresa esterna per la realizzazione del telaio, una piattaforma d’acciaio che poggia a terra e sorregge la casa. Sono strutture trasportabili, che poggiano a terra su un telaio e che possono essere rimosse. Alla vista l’oggetto è immobile ma in realtà è un bene cosiddetto strumentale.

Camping Business: Cosa intende per bene strumentale?
Thomas Daddi: La destinazione della casa mobile a bene strumentale aiuta a tenersi al passo con i tempi: ogni decennio permette di trasformare il prodotto in qualcosa di più adatto al mercato in evoluzione. E un bene strumentale può essere anche finanziato tramite le misure del Ministero dello Sviluppo Economico. 

Camping Business: Sappiamo che avete da poco realizzato un sistema idrico d’eccezione…
Thomas Daddi: Esatto. Abbiamo costruito una cisterna dove stocchiamo l’acqua potabile e l’acqua di servizio del campeggio. È dimensionata per 350 m3 di potabile e 150 m3 di acqua di servizio. L’acqua potabile deriva da alcuni pozzi e per il 60% da un impianto di dissalazione. L’acqua prodotta viene stoccata nell’impianto che ha sostituito le vecchie cisterne esterne. Era necessario ricreare una centrale idrica interna, un progetto difficile perché si è dovuto lavorare al disotto del livello del mare. Abbiamo utilizzato una tecnologia per pompare continuamente l’acqua al di fuori dello scavo.

 Camping Business: Riuscite a soddisfare ogni fabbisogno idrico del campeggio?
Thomas Daddi: Sì, non siamo nemmeno collegati all’acquedotto comunale.  L’acqua proviene dal dissalatore e alimenta anche il sistema antincendio che è implementato da un autocarro militare comprato usato a Teulada equipaggiato antincendio con un kit dismesso dalla Regione Calabria. La squadra antincendio conta sempre 5 persone in allerta per ogni emergenza. Il nostro servizio è disponibile anche alla Regione Toscana per ogni evenienza. L’impianto idrico di tutto il campeggio dispone di tre tubature che corrono per ogni strada: una potabile, una di servizio e una antincendio. Parallelamente corre una fognatura che indirizza le acque verso un depuratore chimico biologico che riporta i valori a livelli non pericolosi e le destina a riciclo per innaffiatura e sciacquoni, in una sorta di circuito quasi chiuso, per almeno due cicli. L’acqua in piazzola è potabile, proviene da dissalatore e pozzo e perfettamente in regola con il processo di disinfezione di legge. Qui infatti avviene un ultimo processo di eliminazione del cloro con uno stadio di osmosi inversa a bassa pressione, una rimineralizzazione.

Camping Business: Abbiamo riscontrato un rigore assoluto nell’applicazione delle misure di distanziamento e igienico sanitarie anti covid 19.
Thomas Daddi: Certamente. Per noi era scontato che la riapertura delle attività economiche e ricettive fosse fortemente legata alla gestione dell’emergenza sanitaria e alle misure di prevenzione a tutela dell’ospite. Ho trovato deludente la scarsa attenzione di alcuni verso l’emergenza. Elementi fondamentali della nostra prevenzione sono: percorsi dedicati, varchi controllati, tracciamento completo delle persone presenti in campeggio, tracciamento di ogni piccolo sintomo, verifica della temperatura a campione anche all’interno del campeggio tra gli ospiti che soggiornano da più tempo. È stato certamente utile aver individuato un certo tipo di maschera, comoda da portare, in tessuto anallergico. Poi è seguito un attento screening del personale e una fase di formazione iniziale come parte delle regole cui eravamo tenuti. Il buon esito delle misure è, credo, condizionato dal buon esempio che si manda dall’alto verso il basso e personalmente devo ringraziare tutti i miei collaboratori per l’eccellente lavoro, anche nel passare l’esempio tra loro.

Camping Business: C’è un eredità positiva lasciata dall’emergenza pandemica e quali i prossimi futuri sviluppi?
Thomas Daddi: A meno che non si trovi un vaccino, l’impostazione corretta data alla struttura può darsi che premi anche l’anno prossimo. Alla base di queste scelte non c’è un ragionamento commerciale, ma può essere che vi sia un ritorno in tal senso. Per il futuro vogliamo dare un forte impulso all’interazione sui social, alle attività su web e agli applicativi destinati a rendere sempre più fruibile e confortevole ogni operazione di check  in e check out dell’ospite e alla gestione interna della struttura. Le misure anti covid, in realtà, mi hanno dato l’opportunità di mettere in atto delle migliorie che avevo già in mente. Per esempio, anche per esperienze vissute in campeggi all’estero, già da qualche anno considero anacronistico l’uso del contante all’interno della struttura ho deciso di introdurre esclusivamente il pagamento elettronico. Il passo successivo dovrebbe essere l’uso di applicativi e piattaforme di largo uso per lo scambio di crediti economici e oltrepassare anche quella barriera. Si tratterà solo di capire quali. Tutto potrà essere gestito sullo smartphone del cliente o braccialetto. Già ora, per esempio, abbiamo anche una card ricaricabile per i bambini, collegata al pagamento elettronico.

You may also like