Come sta cambiando il mondo delle vacanze all’aria aperta in Italia? A questa domanda prova a rispondere lo Studio sul settore ricettivo outdoor in Italia 2026 di JetCamp, piattaforma europea specializzata nella ricerca e prenotazione di strutture open air. Sotto la lente di JetCamp sono finiti campeggi, villaggi turistici, agricampeggi, glamping e aree sosta camper, con l’obiettivo di fotografare le dimensioni del mercato italiano e comprenderne l’evoluzione.
L’indagine si è confrontata con una realtà complessa: il settore è fortemente frammentato e non esiste una fonte unica in grado di restituirne una visione completa. Per questo JetCamp ha raccolto, incrociato e rielaborato dati provenienti da diverse fonti (tra cui FAITA Federcamping, Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti e Agricamper), ricostruendo un quadro unitario che rappresenta oggi l’analisi più ampia e strutturata disponibile sul comparto.
Secondo JetCamp, in Italia sono attive attualmente 2.245 attività ricettive all’aria aperta. Le imprese turistiche dell’outdoor, offrono complessivamente oltre 1,3 milioni di posti letto, generano un fatturato annuo stimato di 5 miliardi di euro e sostengono circa 100.000 posti di lavoro diretti e indiretti. Il turismo all’aria aperta rappresenta oltre il 10% degli arrivi turistici nazionali e circa il 16% del totale dei pernottamenti (dati FAITA Federcamping).
Un settore che attira operatori stranieri
Dall’analisi di JetCamp emerge una peculiarità tutta italiana: il mercato dei campeggi è molto frammentato. A conferma di ciò, le cinque maggiori catene italiane – Club del Sole, Baia Holiday, Hu Openair, Vacanze col cuore e Bella Italia – gestiscono circa 70 villaggi turistici, che rappresentano meno del 3% dell’offerta totale stimata di alloggi all’aria aperta in Italia. Una situazione ben diversa rispetto ad altre realtà europee più consolidate, come ad esempio quella francese, in cui il mercato è dominato dai grandi gruppi.
Club del Sole è il gruppo italiano più grande con 28 strutture in portafoglio (erano 20 nel 2023). La sua crescita negli ultimi anni è stata trainata proprio dalle acquisizioni. Al secondo e terzo posto si posizionano Baia Holiday e Hu Openair, rispettivamente con 12 e 11 resort all’aria aperta. Vacanze col Cuore, che punta soprattutto al comparto del glamping premium, conta attualmente 9 strutture, mentre il gruppo multi-segmento Bella Italia è, al momento, fermo a 6 strutture in portafoglio.
Proprio questa frammentazione rende il mercato italiano particolarmente interessante per gli operatori internazionali, soprattutto francesi. Gruppi come Capfun, Sandaya e Homair sono già entrati nel settore attraverso acquisizioni e partnership e, secondo le previsioni, nei prossimi anni la loro presenza è destinata ad ampliarsi ulteriormente.
Dal campeggio tradizionale ai concept esperienziali
Lo studio di Jet Camp si sofferma, poi, sui modelli di sviluppo che caratterizzano il mercato outdoor italiano. L’analisi permette di individuare, oltre ai modelli già consolidati, alcune tendenze emergenti che mostrano una alto potenziale di crescita per il futuro.
Un dato di fatto è che il modello del franchising è sostanzialmente assente, mentre si è affermata da tempo la formula dei tour operator “camp-in-camp”: secondo questo modello, i campeggi affittano parte dei loro spazi a operatori specializzati che installano e gestiscono le proprie case mobili o tende. Questo sistema, usato da grandi gruppi internazionali come Eurocamp, Roan, Happy Camp o Albatross, ha contribuito molto a portare in Italia turisti stranieri.
Negli ultimi anni stanno arrivando anche nuovi concept più “esperienziali”, già diffusi in Spagna. Un esempio è Kampaoh, che nel 2023 ha aperto il primo sito in Sardegna, oppure Nordisk Villages, presente a Cavallino-Treporti e in Puglia. Si tratta di strutture pensate non solo per dormire, ma per vivere un’esperienza immersa nella natura.
Accanto a questi modelli, crescono anche reti di campeggi che puntano sulla qualità e sulla promozione comune, come Leading Campings of Europe. Altre realtà, come Feather Down o FarmCamps, collegano piccoli campeggi agricoli sotto una stessa idea di turismo lento e sostenibile, più che ricordare un unico marchio. Si tratta di formule di nicchia ma distintive, molto coerenti con il turismo rurale italiano.
Gli eco-label diventano un fattore chiave
Altro dato interessante riguarda le certificazioni ambientali: il loro uso è in crescita, ma resta molto diverso da regione a regione e tra i vari tipi di strutture. Accanto a marchi internazionali come Green Key e l’Ecolabel UE, molto conosciuti soprattutto dai turisti stranieri, nel campeggio italiano il riferimento principale è Legambiente Turismo, un’etichetta ben radicata nel mercato nazionale e sostenuta anche da organizzazioni come FAITA Federcamping.
La tendenza è chiara: con l’aumento dell’attenzione verso il turismo responsabile, le etichette di sostenibilità avranno un ruolo sempre più centrale, aiutando le strutture a distinguersi sul mercato e i viaggiatori a scegliere in modo più consapevole.

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