Il Consiglio dei ministri italiano ha dato il via alla proroga delle concessioni balneari fino al 2027. La decisione è contenuta nel decreto-legge approvato nella seduta del 4 settembre, che introduce disposizioni urgenti per la soluzione di alcune procedure di infrazione che pesano sull’Italia, tra cui appunto quella relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali per finalità turistico-ricreative e sportive (n. 2020/4118).
“La collaborazione tra Roma e Bruxelles,” si legge in una nota di Palazzo Chigi, “ha consentito di trovare un punto di equilibrio tra la necessità di aprire il mercato delle concessioni e l’opportunità di tutelare le legittime aspettative degli attuali concessionari”.
I punti chiave della riforma
Oltre all’estensione della validità delle attuali concessioni fino al settembre 2027, la riforma delle concessioni balneari appena varata impone obblighi ben precisi: le gare dovranno essere avviate entro giugno 2027; le nuove concessioni dovranno avere una durata da 5 a massimo 20 anni, per garantire al concessionario di ammortizzare gli investimenti effettuati; dovranno essere assunti i lavoratori impiegati nella precedente concessione, che ricevevano da tale attività la prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare; il concessionario uscente riceverà un indennizzodal subentrante pari al valore dei beni ammortizzabili e non ancora ammortizzati e all’equa remunerazione degli investimenti effettuati negli ultimi cinque anni.
Tra i criteri di valutazione delle offerte, sarà considerato anche l’essere stato titolare, nei cinque anni precedenti, di una concessione balneare quale prevalente fonte di reddito per sé e per il proprio nucleo familiare.
Le preoccupazioni di FAITA e Federalberghi
FAITA-FederCamping e Federalberghi hanno espresso preoccupazione riguardo all’estensione delle concessioni. Sebbene l’estensione rappresenti una finestra temporale utile per trovare soluzioni, le due associazioni sottolineano che non risolve completamente le problematiche esistenti.
Le concessioni sono infatti parte integrante dei servizi offerti da hotel, campeggi e villaggi turistici, che spesso combinano l’ospitalità ricettiva con l’accesso a spiagge attrezzate. Gli ospiti scelgono queste strutture proprio per l’integrazione tra alloggio e spiaggia, e privare queste imprese delle concessioni equivarrebbe a un danno significativo. A differenza degli stabilimenti balneari indipendenti, la perdita della concessione per queste strutture non potrebbe essere compensata dall’assegnazione di un’altra area, soprattutto se distante dalla struttura ricettiva.
Le due associazioni richiedono al Parlamento di migliorare il decreto, introducendo misure specifiche per tutelare le strutture ricettive. Citano come esempio la legislazione greca, che ha creato norme speciali per proteggere questo tipo di attività, rispettando al contempo il diritto dell’Unione Europea. FAITA-FederCamping e Federalberghi annunciano che valuteranno attentamente i dettagli del decreto-legge nei prossimi giorni, aspettandosi soluzioni più adeguate.
Com’è nata la procedura d’infrazione
La normativa nazionale prevedeva, in origine, il rinnovo automatico ogni sei anni delle concessioni balneari, che venivano riassegnate di preferenza a chi ne era già titolare, a discapito di eventuali nuovi soggetti interessati.
Con l’emanazione della direttiva Servizi 2006/123/CE, nota come “Direttiva Bolkestein”, la situazione però cambia: per il rilascio di nuove concessioni e il rinnovo di quelle in scadenza occorre avviare procedure pubbliche trasparenti e imparziali, così che anche nuovi operatori possano entrare nel mercato.
Ma nonostante la chiara indicazione della normativa europea, l’Italia ha fatto ricorso più volte allo strumento della proroga per permettere la prosecuzione dell’attività degli stabilimenti balneari. Da ultimo, le concessioni balneari scadute nel dicembre 2023 sono state prorogate di un anno (Decreto “Milleproroghe 2023”), sempre in violazione della Direttiva Bolkestein. Da qui la procedura di infrazione alla quale adesso si è posto rimedio.
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