Lo scorso 5 marzo, Roma ha ospitato gli “Stati generali del turismo balneare”, l’annuale incontro promosso dal Sindacato Italiano Balneari (SIB), che riunisce operatori del settore, rappresentanti istituzionali e associazioni di categoria per discutere le sfide e le prospettive del comparto. A rappresentare la voce del settore dei campeggi è stato Alberto Granzotto, presidente di FAITA-FederCamping.
Uno dei temi centrali del dibattito è stato quello delle concessioni demaniali marittime, la cui scadenza imminente preoccupa molte imprese. Ricordiamo, infatti, che la Direttiva Bolkestein ha imposto all’Italia lo svolgimento di gare pubbliche per l’attribuzione delle concessioni, escludendo che queste possano rinnovarsi automaticamente come avvenuto finora.
Dopo numerose proroghe – l’ultima introdotta dal decreto-legge n. 131/2024, che ha esteso la validità delle concessioni fino al 30 settembre 2027 e imposto ai Comuni di avviare le gare entro il 30 giugno dello stesso anno – dichiarate illegittime da alcune decisioni giudiziarie, il Governo sta lavorando a una riforma che disciplini il settore bilanciando i diversi interessi in gioco.
Anche i campeggi situati su aree demaniali marittime rientrano in questo quadro normativo e sono coinvolti nel dibattito. Per le strutture dell’open air il tema delle concessioni è ancora più complesso, poiché riguarda non solo gli aspetti amministrativi, ma anche la tutela ambientale e la gestione sostenibile del territorio.
Campeggi, ruolo centrale nello sviluppo del turismo balneare
Nel suo intervento, Alberto Granzotto ha evidenziato la complessità del tema delle concessioni demaniali, sottolineando l’importanza di considerare le specificità del turismo all’aria aperta. Come riportato dal magazine della Federazione, Camping Management, Granzotto ha criticato la tendenza a limitare il dibattito sulle concessioni marittime esclusivamente alle spiagge, trascurando realtà altrettanto rilevanti come campeggi e villaggi turistici cheoccupano vaste aree di territorio e rappresentano una componente essenziale dell’industria turistica.
“È evidente,” ha dichiarato Granzotto, “che per questi contesti si ponga un problema normativo più articolato rispetto alla gestione della semplice spiaggia, perché le concessioni sono spesso di dimensioni molto grandi. A titolo di esempio, la principale impresa rappresentata dalla nostra associazione registra oltre 1.200.000 presenze annue: in pratica, da sola realizza i flussi turistici di un grande comune, interamente situato sul demanio marittimo. Di conseguenza, la gestione di queste concessioni, la manutenzione delle strutture, la sicurezza delle attività e la garanzia della continuità delle imprese acquisiscono una dimensione completamente diversa rispetto a una semplice concessione balneare”.
Inoltre, si deve riconoscere l’importante contributo che il settore open air ha dato nella trasformazione e manutenzione del paesaggio turistico, garantendone lo sviluppo nel tempo.
“Se osserviamo fotografie di queste località prima dell’avvio delle attività turistiche, vediamo panorami completamente diversi da quelli attuali. L’evoluzione del territorio è stata curata dagli operatori, dai concessionari e dai gestori delle strutture, i quali hanno garantito non solo lo sviluppo, ma anche la manutenzione costante di queste aree,” ha dichiarato il presidente di FAITA.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla stabilità gestionale che ha consentito alle imprese di pianificare investimenti e miglioramenti. “Il venir meno di questa stabilità,” ha avvertito Granzotto, “porterebbe inevitabilmente a situazioni di incertezza, con conseguenze negative per tutto il settore e per i territori”.
Uno sguardo al resto d’Europa
Nel suo intervento, inoltre, Granzotto, ha citato le esperienze di altri Paesi europei, come Spagna, Grecia e Portogallo. In Spagna, per esempio, la normativa distingue chiaramente tra le concessioni per le spiagge e quelle per le strutture ricettive collegate, prevedendo concessioni di durata fino a 75 anni. In Grecia, la normativa vigente distingue tra le strutture di accoglienza e i servizi balneari, stabilendo che le concessioni vengano assegnate in base alla capacità ricettiva e ai criteri di sostenibilità. Il Portogallo, invece, ha adottato un approccio pragmatico, con una regolamentazione che favorisce investimenti a lungo termine senza compromettere la competitività del settore.
Guardando all’Italia, Granzotto ha sottolineato come il turismo balneare rappresenti un’eccellenza a livello europeo. Per mantenere elevati gli standard dell’offerta turistica, ha ribadito la necessità di una normativa che garantisca stabilità e sviluppo sostenibile.
“È necessario applicare un modello normativo che tenga conto dell’esperienza degli altri Paesi, ma che sia anche in grado di rispondere alle esigenze del contesto italiano,” ha concluso il presidente di FAITA. “Solo attraverso un confronto serio e approfondito sarà possibile individuare soluzioni che garantiscano il futuro del settore, salvaguardando gli investimenti e assicurando continuità alle imprese che hanno fatto del turismo balneare un’eccellenza riconosciuta in tutto il mondo”.

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