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Dall’analisi dei dati alla visione strategica: il turismo open-air guarda avanti dal Forum di Roma

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La seconda giornata del Forum Open Air 2025, organizzato da FAITA Federcamping a Roma, ha portato sul palco voci, esperienze e visioni che raccontano un settore sempre più consapevole del proprio ruolo nell’economia turistica italiana. Il comparto dell’ospitalità open-air conferma anche nel 2025 la sua forza e la sua capacità di consolidare i risultati record degli ultimi anni. “Lo slancio si sta trasformando in sviluppo strutturale,” ha commentato Alberto Granzotto, presidente di FAITA Federcamping. “Dopo un 2024 con il vento in poppa, il turismo open-air continua a essere la seconda realtà ricettiva nelle preferenze dei turisti, dopo gli alberghi”.

Il settore, che vale circa 8 miliardi di euro di fatturato, ha registrato nel 2024 11 milioni di arrivi e quasi 73 milioni di presenze, dati che nel 2025 si confermano stabili, con una leggera flessione del mercato tedesco – ancora il principale bacino estero – parzialmente compensata da un aumento dei flussi italiani e austriaci. Secondo le prime elaborazioni di FAITA Federcamping, la stagione compresa tra fine marzo e settembre mostra un incremento dell’1,4% dell’occupazione media rispetto all’anno precedente, con picchi dell’86% durante le vacanze di giugno dei turisti tedeschi e del 92% nella settimana di Ferragosto.

Dopo l’apertura dedicata alla formazione e al lancio della FAITA Academy, i lavori del Forum Open Air si sono concentrati su quattro grandi temi: la cultura del dato, la valorizzazione delle destinazioni, la centralità dell’offerta open-air e la costruzione di strategie sistemiche per le imprese del futuro. A inaugurare la sessione è stato Granzotto, ricordando quanto la conoscenza e la condivisione dei dati siano oggi il fondamento per una crescita consapevole: “Solo partendo dai numeri possiamo comprendere davvero chi siamo, confrontarci e costruire il nostro futuro”.

Conoscere per crescere: il valore dei dati per le imprese open-air

Da questa premessa è partita Valeria Minghetti, responsabile dell’area ricerca del CISET – Centro Internazionale di Studi sull’Economia Turistica, che ha presentato i risultati dell’indagine congiunturale sull’estate 2025. Il quadro emerso descrive una stagione nel complesso positiva, pur con alcune differenze territoriali: una domanda italiana stabile, una leggera flessione dei flussi stranieri e un fatturato medio sostanzialmente in linea con il 2024. “Non si può gestire ciò che non si può misurare,” ha ricordato Minghetti, “e senza dati si resta semplicemente persone con un’opinione. I dati aiutano le imprese a prendere decisioni basate sulla realtà, non sulla percezione”.

La ricerca ha evidenziato anche l’importanza di una cultura del dato diffusa, capace di superare la frammentazione delle informazioni e la carenza di competenze analitiche. In questo senso, l’integrazione tecnologica e la collaborazione tra imprese e territori diventano strumenti indispensabili per interpretare i trend e pianificare strategie condivise.

Su questa linea si è inserito l’intervento di Francesco Traverso, CEO e co-founder di HBenchmark, che ha raccontato come le piattaforme di Business Intelligence dedicate all’hospitality permettano oggi di monitorare in tempo reale i tassi di occupazione, i ricavi medi e le tendenze di mercato. “La stagione 2025,” ha spiegato, “ha mostrato una forte dinamicità: maggio in flessione, ma giugno in forte ripresa, un luglio più complesso per via del meteo e un settembre sorprendentemente positivo. È il segno di un turismo sempre più elastico, capace di spostarsi e adattarsi, ma che richiede strumenti precisi per essere compreso”.

Attraverso i dati, HBenchmark ha rilevato un +7% della redditività media per unità disponibile, un segnale di tenuta economica che testimonia la forza del comparto open-air anche in un contesto di incertezza. “La sfida ora,” ha aggiunto Traverso, “è passare dal dato statico all’informazione dinamica, costruendo modelli predittivi supportati dall’intelligenza artificiale per aiutare gli imprenditori a prendere decisioni più rapide e mirate”.

Sul ruolo dell’AI si è concentrata anche Carlota Alvarez Pedreira, amministratrice delegata di Oracle Italia, ricordando come l’intelligenza artificiale non sostituirà mai l’essere umano, ma ne potenzierà le capacità decisionali: “L’AI può occuparsi dei compiti ripetitivi e permettere alle persone di dedicarsi a ciò che davvero conta: la relazione con l’ospite”.

Territori, esperienze e comunità: la destinazione come sistema vivo

Il secondo panel ha spostato lo sguardo dal dato al territorio, esplorando le sinergie tra imprese, cultura e comunità locali. Il tema centrale: l’impresa open air come hub territoriale capace di generare valore diffuso.

Tra i momenti più intensi della giornata, il ricordo di Alberto Corti, per anni punto di riferimento di Confcommercio e Confturismo, scomparso di recente. Il presidente Granzotto ne ha ricordato la visione e la generosità professionale, collegandola al progetto a cui Corti teneva particolarmente: Sentinelle del Mare. Il progetto, presentato da Stefano Goffredo dell’Università di Bologna, coinvolge turisti e cittadini nella raccolta di dati sulla biodiversità marina attraverso la citizen science. “È un modo intelligente,” ha spiegato Goffredo, “per far dialogare turismo e scienza, accrescendo la consapevolezza ambientale e il rispetto per il mare che ospita le nostre vacanze”.

Il panel ha poi messo in luce diverse esperienze di destination management: Flavia Coccia, vicepresidente di Assidema, ha sottolineato l’importanza di strutture organizzate e competenze professionali nella gestione delle DMO; Mattia Enzo, presidente del Parco Turistico di Cavallino Treporti, ha raccontato il percorso di una destinazione che ha saputo trasformarsi da area balneare a laboratorio di sostenibilità e innovazione; mentre Paolo Artelio, presidente della Verona Garda Foundation, ha illustrato come l’analisi dei dati e la collaborazione pubblico-privato stiano ridefinendo la governance turistica del territorio.

Un tema ricorrente è stato quello dell’accessibilità: nel suo intervento appassionato, Roberto Vitali (Village for All) ha invitato a superare l’approccio normativo per abbracciare una visione più umana e inclusiva. “Non parliamo di disabilità, ma di esigenze di accessibilità,” ha detto, “perché migliorare l’esperienza di chi ha bisogni specifici significa migliorare la qualità dell’offerta per tutti. L’accessibilità è un valore competitivo, non un obbligo”.

La centralità dell’offerta open-air: ospitalità integrata tra prodotto e servizio

Se la prima parte del Forum è stata dedicata ai numeri e alla conoscenza, la sessione successiva ha riportato al centro ciò che dà senso a ogni impresa dell’open-air: le persone e l’esperienza dell’ospitalità. Il turismo all’aria aperta, è stato ricordato, sta cambiando profondamente. Gli ospiti di oggi sono più consapevoli, più esigenti, ma anche più desiderosi di emozioni autentiche: cercano il contatto con la natura, ma non vogliono rinunciare al comfort; vogliono libertà, ma anche attenzione, cura, relazioni umane.

Ad aprire la riflessione è stato Ernesto Di Renzo, antropologo dell’Università di Roma Tor Vergata, che ha offerto una lettura culturale del viaggio contemporaneo: “La vacanza,” ha spiegato, “è diventata un rito di rigenerazione, un momento in cui l’individuo cerca autenticità, senso e identità. L’ospitalità, in questo contesto, è una forma di cultura, non solo di servizio”.

Sul filo di questo pensiero si sono intrecciate esperienze diverse ma convergenti. Ilaria Fiorillo, esperta di cicloturismo e bike influencer, ha raccontato come il cicloturismo rappresenti un ponte naturale tra sostenibilità e accoglienza: “Il viaggiatore in bicicletta chiede strutture che comprendano le sue esigenze: percorsi sicuri, spazi per il rimessaggio, servizi di ristoro e accoglienza calibrati su un ritmo più lento, umano e rispettoso dei luoghi”.

A proporre una visione architettonica del nuovo open air è stato Višen Slamar dello studio Tissa & Partners, che ha parlato di una “nuova grammatica dell’ospitalità”: un linguaggio in cui design, materiali naturali e funzionalità si fondono per creare spazi che comunicano armonia. “Oltre il glamping,” ha detto, “si apre una dimensione in cui l’architettura diventa esperienza: il campeggio non è più solo un luogo dove dormire, ma un paesaggio da abitare.

L’evoluzione delle mobile home si inserisce perfettamente in questo scenario. Luca Trabattoni, professore associato alla University of Technology di Opole, ha illustrato come la ricerca accademica e industriale stia convergendo verso modelli abitativi ad alta efficienza, modulari e sostenibili: “Le nuove soluzioni puntano su materiali ecocompatibili, sull’integrazione tecnologica e sulla flessibilità degli spazi. L’obiettivo è creare ambienti che offrano comfort, ma anche identità e qualità dell’abitare”.

A chiudere il panel, Barbara Ronchi della Rocca, esperta di galateo e già cerimonialista del Quirinale, ha riportato l’attenzione su un tema tanto semplice quanto decisivo: il fattore umano. “L’accoglienza,” ha ricordato, “non si insegna con un manuale: è una cultura che nasce dal rispetto, dalla sensibilità e dalla capacità di mettersi nei panni dell’altro. Anche la tecnologia più sofisticata non può sostituire un sorriso, uno sguardo, un gesto di gentilezza”.

Un messaggio che sintetizza perfettamente lo spirito della giornata: nel turismo open-air del futuro, l’innovazione più autentica sarà quella che saprà tenere insieme prodotto e relazione, comfort e natura, efficienza e umanità.

Dal tool alla strategia: visioni sistemiche per le imprese del futuro

L’ultima parte della giornata ha collegato idealmente i fili emersi nei panel precedenti: dati, persone e strumenti sono le tre leve di un’unica trasformazione. Nel panel “Dal Tool alla Strategia” rappresentanti di Oracle, Mashfrog, Yato, NP Technology e Intesa Sanpaolo hanno tracciato la rotta per le imprese open-air dei prossimi anni. L’integrazione tra software gestionali, piattaforme di data lake, criptovalute e soluzioni di intelligenza artificiale è destinata a diventare il cuore operativo delle strutture ricettive, ma sempre in equilibrio con il fattore umano e con la sostenibilità.

Paola Rusconi di Intesa Sanpaolo ha evidenziato l’impegno della banca nel sostenere le PMI del turismo verso investimenti green e digitali, mentre Federica Vazzola e Assia Aceto di eAmbiente hanno presentato il programma FAITA Open Air 2030, una roadmap per accompagnare le imprese nel percorso verso la sostenibilità certificata.

Il messaggio finale è stato chiaro: l’innovazione non è più solo una questione tecnologica, ma culturale. Significa formare persone, condividere dati, valorizzare territori e costruire strategie comuni per rendere il turismo open air sempre più competitivo, accogliente e sostenibile.

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