Il comparto del turismo all’aria aperta in Trentino sta attraversando una fase di profonda metamorfosi strategica, evolvendo da una percezione storica di “prodotto di serie B” a pilastro dell’economia turistica territoriale. Durante il convegno “Turismo all’aria aperta: sfide e opportunità nell’evoluzione da quantità a qualità” organizzato a Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza, Alberto Granzotto, Presidente di FAITA Federcamping, ha aperto i lavori sottolineando la vitalità di un settore che continua a crescere e a investire senza sosta.
Granzotto ha evidenziato come il settore sia profondamente mutato seguendo un trend che ha trovato nel periodo post-Covid un’amplificazione incredibile, portando la vacanza open air a essere oggi un modello di eccellenza qualitativa basato sul rapporto simbiotico con il territorio e sulla sostenibilità. Granzotto ha ribadito con forza che “questa filosofia di vacanza si associa al tema della natura e quindi della sostenibilità“, elementi che ormai non sono più accessori ma pilastri delle tematiche ESG per ogni imprenditore del comparto.
Una solidità che consente di investire
Dal punto di vista economico, i dati presentati da Valeria Minghetti del CISET rivelano un’efficienza straordinaria: pur pesando solo per il 2,8% sul numero totale di campeggi nazionali, il Trentino genera il 6,6% del margine operativo lordo (EBITDA) dell’intero settore italiano. Si tratta di un’incidenza della redditività che è più che doppia rispetto alla quota di fatturato generata (3,2%), superando nelle proporzioni anche la performance del Veneto, dove l’EBITDA incide per il 39,8% a fronte di un fatturato del 31,4%.
Questa solidità finanziaria permette alle imprese trentine di investire costantemente nella qualità. “La qualità la decliniamo quotidianamente in molti modi: attraverso il lavoro sulla struttura fisica del campeggio, sulla gestione meticolosa del verde e sull’offerta di servizi sempre più esclusivi, come i bagni privati, cercando di interpretare al meglio i nuovi bisogni dei clienti legati allo sport, alla sicurezza e all’accessibilità,” ha spiegato Granzotto. Inoltre, il turista di campeggi e villaggi tende a una permanenza media più lunga, favorendo quel “turismo lento” che permette di scoprire il territorio in modo profondo e destagionalizzato.
L’indagine tecnica condotta su 71 imprese ha messo in luce una gestione prevalentemente interna, con il 63% dei servizi operati in proprio, ma ha anche evidenziato margini di miglioramento sul fronte digitale. Sebbene l’80% delle strutture abbia investito nella riqualificazione IT negli ultimi dieci anni, il livello di digitalizzazione è ancora considerato migliorabile: solo il 30% delle imprese effettua vero e proprio e-commerce, mentre il 37,5% si affida ancora a un sito puramente “vetrina”.
Il fatturato continua a essere generato principalmente dalla vendita diretta (61,1%) e dal proprio sito web (28,8%), mentre i portali specializzati e le piattaforme travel generaliste, pur essendo utilizzati come vetrine, incidono ancora in modo marginale sulle prenotazioni effettive, rispettivamente per l’1,8% e il 2,4%. La sfida per il futuro è comprendere meglio il ROI di questi canali, spesso utilizzati come visibilità gratuita ma con scarsa consapevolezza del fatturato realmente generato.
Uno sguardo al futuro: lo scenario possibile
Guardando al 2030, il rapporto identifica tre modelli di sviluppo: i “Pionieri”, gli “Inseguitori” e le imprese “Inerziali”. I Pionieri, circa il 15% del totale, sono imprese che hanno diversificato gli alloggi e digitalizzato completamente l’offerta, registrando una nuova clientela pari a metà del loro totale. Gli Inseguitori rappresentano la maggioranza (62,5%) e si dividono tra strutture lacuali, più orientate a investimenti inclusivi e sportivi, e strutture montane che puntano sulla digitalizzazione di base.
Per Valeria Minghetti, la collaborazione tra FAITA Trentino e CISET è fondamentale per “diffondere una conoscenza più puntuale e aggiornata sulle performance” e guidare il settore verso lo scenario di “Trasformazione”. In questo scenario auspicabile, una normativa meno rigida e procedure urbanistiche facilitate potrebbero permettere alle imprese di reagire alla differenziazione della domanda, evitando i rischi di crisi o inerzia che porterebbero inevitabilmente all’uscita dal mercato delle realtà meno competitive.
“Questo studio mira proprio a diffondere tra gli operatori una conoscenza più puntuale e aggiornata sulle performance e sulle prospettive di evoluzione del settore, aiutandoli a comprendere quanto siano realmente innovative le loro imprese e quali siano le direzioni strategiche da intraprendere per rimanere competitivi verso il 2030,” ha affermato Minghetti.
Fabio Poletti, Presidente di FAITA Trentino, ha sottolineato che “il dato che emerge sulla redditività dei nostri campeggi, con un MOL che incide sul totale nazionale per più del doppio rispetto al fatturato, testimonia l’alto valore della gestione imprenditoriale in Trentino. La nostra sfida ora è gestire il ricambio generazionale degli ospiti e continuare a segmentare il prodotto per intercettare i nuovi turisti che cercano esperienze outdoor autentiche e meno standardizzate, mantenendo però quella solidità operativa che ci contraddistingue”.
Le leve strategiche per la crescita: i dieci punti chiave
Ad arricchire il dibattito è intervenuto Michele Andreasus, Professore di Economia dell’Università degli Studi di Trento, che ha delineato un decalogo di punti d’azione prioritari per consolidare la competitività delle strutture trentine. Secondo il docente, è fondamentale che le imprese passino da una gestione intuitiva a una pianificazione rigorosa, partendo dall’analisi dei costi e della redditività per ogni singolo segmento di offerta e dalla definizione di obiettivi strategici chiari a medio-lungo termine.
Andreasus ha posto l’accento sulla necessità di investire nel capitale umano, migliorando la formazione e le competenze dei collaboratori, e sulla digitalizzazione dei processi, non solo come vetrina ma come strumento di efficienza operativa. Altri punti cardine riguardano la segmentazione del target, per offrire esperienze su misura, il potenziamento del marketing territoriale in sinergia con gli attori locali, l’innovazione dei servizi per rispondere ai nuovi trend come il glamping, la gestione attenta della sostenibilità ambientale, l’ottimizzazione della distribuzione online per ridurre la dipendenza dai portali terzi e, infine, il costante monitoraggio della customer satisfaction per orientare i futuri investimenti.
“È fondamentale che le imprese passino da una gestione puramente intuitiva a una pianificazione rigorosa basata sui dati,” ha detto Andreasus. “L’analisi puntuale dei costi e della redditività per ogni singolo segmento di offerta è il punto di partenza imprescindibile per definire obiettivi strategici chiari. Dobbiamo lavorare sulla professionalizzazione del capitale umano e sull’adozione di processi digitali che non siano solo di facciata, ma che aumentino l’efficienza operativa reale della struttura”.
Turismo open-air, un pilastro strategico per il Trentino
A Roberto Failoni, Assessore al Turismo della Provincia Autonoma di Trento, è spettato il compito di chiudere i lavori. “Il turismo all’aria aperta rappresenta un pilastro strategico e un settore fondamentale per l’economia del nostro territorio,” ha detto. “È un comparto estremamente vitale che continua a crescere e a investire anno dopo anno, dimostrando una capacità di adattamento e di innovazione che lo pone ai vertici dell’accoglienza trentina e nazionale”.

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