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FAITA, aperto il Forum Open Air 2024: focus su normative, investimenti e sostenibilità

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Si è aperta ieri all’Auditorium del Massimo di Roma la prima edizione del Forum Open Air, organizzata da FAITA-FederCamping, evento chiave per il mondo del turismo all’aria aperta in Italia. L’obiettivo? Offrire un’opportunità di confronto tra operatori del settore, esperti legali, imprenditori e professionisti, con focus su temi come le normative, gli investimenti e le strategie per un futuro sostenibile nel settore. In un contesto di crescente popolarità per il turismo open-air, FAITA si propone di supportare e stimolare la crescita del comparto, in linea con i nuovi trend e le esigenze normative.

Quello dell’open-air è un settore in costante evoluzione e soprattutto ricco di opportunità,” ha detto in apertura dei lavori il presidente di FAITA Lazio, Ubaldo Fusco. “Il turismo all’aria aperta non è soltanto una modalità di vacanza, ma è un modo per connettersi con la natura, di riscoprire le nostre radici e di promuovere uno stile di vita sostenibile. La nostra missione è quella di valorizzare queste esperienze contribuendo al benessere delle comunità e alla salvaguarda dell’ambiente”.

Il benvenuto istituzionale è stato affidato ad Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, sport, turismo e moda di Roma. “Vi ringrazio per il lavoro preziosissimo che state facendo,” ha detto l’assessore. “Soltanto a Roma ci sono dieci strutture all’aria aperta, per circa 12 mila posti letto e oltre due milioni di presenze. È una realtà molto importante, perché dà accoglienza preziosa a turisti che rappresentano un turismo molto più sostenibile. E nel caso di Roma lo è anche per motivi di distribuzione dei flussi, non concentrati solo nel centro della città ma anche in aree più esterne e altrettanto belle”.

Dopo i ringraziamenti di Marco Sperapani, direttore generale di FAITA, è spettato ad Alberto Granzotto. presidente di FAITA, dare il via ai panel di approfondimento. “Nell’organizzare questo evento abbiamo messo il massimo impegno per mettere in evidenza il nostro settore nel modo più completo possibile,” ha affermato. “È un impegno, una sfida importante che abbiamo dovuto affrontare per mostrare cos’è l’open-air oggi, ma soprattutto quello che sarà l’open-air nei prossimi anni: un modello di offerta ricettiva innovativa e sostenibile.”

Le normative al centro: un quadro aggiornato per l’open-air

Nel primo panel, il professore e avvocato Duccio Maria Traina, dall’Università di Firenze, ha spiegato come i vincoli urbanistici e paesaggistici siano determinanti per l’installazione dei mezzi mobili, richiedendo un approccio attento alla sostenibilità del territorio. Riassumendo la storia della normativa italiana di settore ha evidenziato come spesso la volontà del legislatore, che oggi ha una visione chiara di problemi come la necessità di richiedere un permesso di costruire per una casa mobile o per il suo accatastamento, venga male interpretata dagli organi giuridici.

Sul fronte delle concessioni demaniali, l’avvocato Emilio Caucci, di BM&A Studio Legale Associato, ha illustrato le attuali criticità, sottolineando la necessità di maggiore chiarezza nelle normative per incentivare gli investimenti a lungo termine. A suo parere, anche le ultime formulazioni sono ben poco applicabili, mentre varrebbe la pena, per esempio, prendere spunto dalle normative greche, dove alla regola della gara sono previste due eccezioni: quella che riguarda le strutture ricettive di fronte alla spiaggia e quella che fa riferimento a connessioni con scopi di utilità pubblica.

Gestione amministrativa e nuovi strumenti digitali

Un altro aspetto cruciale emerso è la gestione amministrativa, con particolare riferimento all’iscrizione nella Banca Dati Nazionale delle Strutture Ricettive (BDSR) e all’implementazione del codice regionale CIR e di quella nazionale CIN. Si tratta di strumenti che, come spiegato dall’avvocato Marianna Vezzana, dello Studio Liparota / Vezzana & Partner, permettono una maggiore trasparenza nei confronti di amministrazione e cittadini, ma che richiedono una certa attenzione da parte delle imprese. Con la scadenza recentemente prorogata al primo gennaio 2025 e poco più delle strutture ricettive che finora hanno richiesto il CIN, manca ancora molto lavoro da fare e il tempo è poco.

La professoressa Cristina Pozzi, Docente di elementi di diritto comunitario dei trasporti, Università di Parma, ha poi presentato i risultati preliminari della ricerca Crippaconcept, che ha analizzato il prodotto “mobile home” nel contesto delle normative europee, evidenziando come l’armonizzazione normativa possa favorire l’adozione di standard più elevati di sicurezza e sostenibilità. Al momento, in quasi tutti i paesi analizzati si parla comunque di beni mobili e i problemi maggiori sono legati alla necessità di richiedere permessi di costruire e autorizzazioni paesaggistiche. C’è più armonizzazione, invece, in materia di prestazioni energetiche e normativa ambientale. Interessante notare che in alcuni paesi le mobile home possono essere classificate come veicoli, aprendo un fronte normativo del tutto diverso. La ricerca verrà completata entro fine anno.

 Contratti di lavoro, welfare e formazione

Sul fronte giuslavoristico, Angelo Giuseppe Candido di Federalberghi ha presentato le novità legate al rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro per il turismo, evidenziando nuove clausole a tutela di lavoratori e aziende. Il presidente di EBNT, Alessandro Nucara, ha illustrato il ruolo della bilateralità e del welfare, sottolineando anche come stia cambiando l’età media dei dipendenti del settore, con un netto calo tra le persone giovani e un aumento tra i 40 e i 70 anni.

Carmelo Romeo, presidente del Fondo di Assistenza Sanitaria del Turismo (FAST) ha spiegato l’importanza dell’assistenza sanitaria integrativa per i dipendenti, mentre Eleonora Pisicchio, direttore generale del Fondo FOR.TE., ha sottolineato il valore della formazione continua per migliorare la competitività delle imprese turistiche, anche nel settore open-air.

Investimenti e innovazione: il futuro del turismo open-air

Nel panel dedicato agli investimenti, Salvio Capasso – Responsabile servizio imprese & territorio di SRM, Studi e Ricerche per il Mezzogiorno – ha presentato il Rapporto Turismo 2024, evidenziando le tendenze emergenti e le opportunità per gli investitori. L’Italia è il secondo mercato europeo per il turismo open-air per presenze (dietro la Francia): sono state stimate oltre 70 milioni di pernottamenti, con una crescita del 4%. Il PIL generato è pari a circa 4,97 miliardi di euro, ovvero il 4,8% del PIL turistico complessivo.

L’intervento di Federico Lasco, direttore generale Direzione generale promozione, investimenti e innovazione per del Ministero del Turismo, ha poi sottolineato come le politiche di promozione del turismo open-air possano generare valore per le comunità locali e offrire nuove opportunità di sviluppo economico, specialmente nelle aree rurali. Nel 2023 il settore dell’ospitalità in Italia ha registrato un aumento delle strutture ricettive del 2,2% rispetto all’anno precedente e dello 0,1% nei posti letto, con le strutture extralberghiere che costituiscono l’86% del totale per il 57% dei posti letto disponibili.

Open Air 2030: verso un turismo sostenibile e inclusivo

La prima giornata di lavori si è conclusa con la presentazione del progetto “FAITA Open Air 2030”, una vera e propria roadmap per un turismo all’aria aperta sostenibile e inclusivo. Giulia Moraschi, Direttore Tecnico di IMQ e Ambiente, ha introdotto le linee guida per l’adozione di pratiche ESG (Environmental, Social, Governance) nelle strutture open-air. Su Camping Business ne avevamo parlato qui in occasione della presentazione dei risultati della fase sperimentale, che ha coinvolto una decina di strutture ricettive.

A chiudere l’intensa giornata di lavoro sono stati gli interventi di Paola Fagioli di Legambiente e degli architetti Roberto Vitali (Village 4 All) e Cristian Catania (Lombardini 22), che hanno proposto un “Manuale operativo per la sostenibilità e l’ospitalità accessibile”. L’obiettivo è quello di rendere il turismo open-air un esempio di inclusività e rispetto ambientale, sfruttando le certificazioni come strumento di crescita e vantaggio competitivo.

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